Il suo dito, nel segnare il titolo a grossi caratteri, nemmeno tremava. Ella, súbito, non comprese. Da prima credette forse ad una celia, poi si mise a leggere affannosamente, sbarrando vieppiù gli occhi, senza trovare in sè la voce per emettere un grido, finchè rimase soggiogata da un enorme terrore.

Egli non disse parola; solamente la guardò a lungo, la guardò intensamente, quasi per scendere nel suo più recondito pensiero. Ella taceva; l'ostinazione di quel [pg!281] silenzio era per lui come un'oscura nube che tutta l'avvolgesse. Ebbe d'un tratto la sensazione d'una distanza enorme che s'andasse interponendo fra loro; anzi gli parve di misurare per la prima volta il valore dell'accusa lanciata contro il suo nome.

Si ricordò in quell'attimo, con una lucidità singolare, di averla veduta in ginocchio presso il letto del morto, e sopra tutto ricordava il suo piede scalzo, con il tallone roseo, le dita flesse, nella pianella dall'orlo d'ermellino...

La medesima paura di quel momento l'assalse, il medesimo bisogno di trascinar lei pure nel delitto consumato, e farla consapevole in tal guisa, che mai più non potesse disciogliersi da una tale complicità.

Si risovvenne di lei, seminuda, nella notte che vegliarono fino all'alba, e s'accorse che, infatti, un non so che di mortale, da quella notte in poi, si emanava dal suo corpo insieme con il profumo tormentoso della sua nudità, nè poteva ormai baciarla senza sentire, frammisto nei baci della sua bocca, un sapore nefasto ed ubbriacante, che gli percorreva le vene, dandogli un senso inscindibile di paradiso e d'agonìa.

La guardava senza dir parola; ne' suoi grandi occhi fermi si condensava una specie di vacuo terrore, d'immobile ombra, che alterava i suoi lineamenti e rendeva più fredda, più sigillata, l'espressione del suo volto. Egli non poteva comprendere se quel terrore fosse pietà di lui, o fosse il dubbio invincibile della sua colpevolezza. Voleva domandarlo, e non osava; un'ansietà grande nasceva tra i loro cuori distanti, sebbene in tutto ciò, infuori, al di sopra d'ogni cosa, l'uno e l'altra non vedessero, non temessero in fondo che il pericolo nuovo sovrastante al loro amore.

Egli temeva di perderla, ella di perdere lui; il resto era quasi una storia d'altre persone, un cupo avvenimento che tuttavia non li feriva nel cuore.

Anch'ella, inconsapevolmente, amava nell'uomo il suo delitto. I suoi vigili sensi d'amante avvertivano la [pg!282] straordinaria potenza ch'era imprigionata nel fascio de' suoi nervi, e quasi godeva nel sentirsi amata d'un amore siffatto, che, non solo rendeva possibile quest'accusa lanciatagli a viso aperto, ma gli dava pure la forza di sopportarla tranquillamente, come se infatti anche d'uccidere fosse per lei capace. Tutta la sua femminilità si genufletteva davanti a questa magnificenza. Mentr'egli supponeva ch'ella stesse agitando in sè un dubbio, forse un vero sospetto, ella non faceva che abbandonarsi femminilmente a non so quale vertigine fatta d'orgoglio e di stupefazione, ov'eran commiste la paura e la gioia di sentirsi con lui ravvolta nel pericolo.

Per un poco lottò co' suoi pensieri, ma infine il suo cuore d'amante la vinse. Fu come un'ondata soverchia d'amore che le salisse fino alla gola, e non potè non sorridere, anzi gli sorrise, gli aperse le braccia, lo guardò con gli occhi lucenti, mormorandogli una parola d'amore.

Che potevano altro dirsi? Che bisogno avevano ancora d'interrogarsi a vicenda? Non era questa una parola di perdono, d'oblìo, di promessa? Non era, su la bocca lieve dell'amante, una parola di complicità?