Ed a lui parve necessario inginocchiarsi, per baciare le sue mani profumate. Le sue mani eran colpevoli di tutta la gioia che gli avevan prodigata, e così la bocca, la gola, il seno, il grembo, la dolce capigliatura di lei, che non soltanto gli apparivano come le forme belle d'una creatura viva, non soltanto erano quel poco di polvere animata che poi si disgrega e si disperde, ma per lui divenivan l'accesso all'eterna felicità della vita, la sintesi nella quale possedere l'infinita bellezza del mondo.

Questo egli pensava con chiaroveggenza, questo ella confusamente sentiva. Il morto, l'accusa, le conseguenze, il domani, tutto era in quel momento così lontano da loro... A dispetto d'ogni legge convenuta, eran due giovinezze feconde, gioconde, che liberamente si [pg!283] amavano; erano l'amore giovine che nasce dall'amore spento, e vuole per sè la vita, la gioia crudele della vita, che sgorga nel domani con impeto, come il fiume felice nel vivo mare...

Allora si ricordò, fino alle radici dei capelli, della sensazione che gli dava il suo corpo nudo, e particolarmente si rammentò le fisionomie che il suo volto assumeva nella sofferenza del piacere.

Ella, che si sentiva così amata, ne aveva nella gola gonfia qualche tremito di gioia, e si lasciò sopraffare dalla sua forza, inertemente, supinamente, senza chiedersi perchè, in quell'ora tragica, egli la volesse, nè perchè l'uomo che un paese intero aggrediva dimenticasse tanta battaglia per colmare d'una voluttà insensata la paura intima che li stringeva nell'ombra del medesimo delitto.

Ma ella pure sentiva un uguale bisogno de' suoi baci aspri ed il bisogno d'incriminar quell'ora, fra tutte più pavida, con una memoria di orrendo pericolo e d'inebbriata voluttà.

. . . . . . .

Poi la fece sedere su le sue ginocchia, ed incominciò a raccontare.

Ella era un poco ansante ancora, con la fronte leggermente sudata, le labbra umide, una specie d'innamorato abbandono, quasi di addormentata lascivia nelle sue calde spalle. Ora lo ascoltava senza rispondere, con la faccia china, il collo ingombro di capelli, che scintillavano, attenta e quasi distratta.

Egli aveva sempre ragione; qualsiasi cosa dicesse, aveva sempre ragione. Non ammetteva ella nemmeno di poter esaminare le sue parole, tanto le piaceva di somigliare a lui, di pensare come lui, d'essere fisicamente in suo possesso anche quando parlava. Non era necessario affatto ch'egli spendesse tante parole per dimostrare le ragioni di quest'accusa... Ella sapeva bene di amare un uomo temuto e sapeva che i vili odiano a questo modo; non era necessario ch'egli le spiegasse [pg!284] come si sarebbe difeso; era certa che si sarebbe difeso con facilità, certa che avrebbe vinto.

Ma il vederla così lontana del sospetto, lo empiva insieme di dolcezza e di spavento. Avrebbe preferito avere davanti a sè una donna risoluta, che l'afferrasse per i polsi e gli dicesse, guardandolo dirittamente negli occhi: — «No, tu hai ucciso! Tu, con la tua stessa mano, hai veramente ucciso!»