Invece gli pareva di vederla ignara, lontana dal sospetto, aliena dal macchiare di una simile complicità la sua perfetta innocenza; e mentre s'accorgeva che per sempre avrebbe dovuto portare in sè l'orribile silenzio di quella morte, pensava che l'amore d'una donna è cosa troppo lieve per dividere una così grande colpa.

Egli anzi temeva che l'ombra del delitto giungesse a pervadere ogni altro senso nel timido cuor femminile; e mentre un desiderio invincibile di confessione gli saliva dall'anima sino al fiore dei labbri, egli, con una strana duplicità, si perdeva ne' più sottili ragionamenti per distruggere in lei fin le radici del sospetto.

Così passarono la notte, vicini, avvinti. Mentre la città urlava il suo nome per ogni quadrivio, e sin nella più tarda sera dappertutto infierivano lo stupore ed il tumulto, essi erano insieme, sotto il medesimo tetto, insieme avvolti nel dramma sovrastante, chiusi nell'ignoto e nell'ombra che si levavan dal sepolcro di laggiù.

V

La mattina dopo, di buonissima ora egli fu desto. Come al solito s'immerse nel bagno che lo ringagliardiva, scrisse alcune lettere che fece portare a mano dal suo domestico, telefonò a parecchie persone che gli urgeva di veder nella giornata.

Ella uscì da quella notte affannosa, dal breve sonno incominciato verso l'alba, con l'anima piena di [pg!285] sperdimento e pervasa da una così grande stanchezza, che sentiva il sangue fermo dolerle nelle vene. Ma col mattino le tornava l'intuito preciso della rovina. Guardò, e vide con occhi limpidi ciò che non aveva sin allora veduto, se non traverso la nebbia della sua concitazione.

Non erano ancor le nove del mattino, quando cominciò ad aggrupparsi folla davanti alla casa del Ferento. Giungevano a comitive, per strade opposte, gridando, crescendo, sicchè in breve la strada ne fu assiepata, la piazza ne brulicò.

Il portinaio, dopo aver chiuso il portone, venne sopra concitato a supplicare che il Ferento gli concedesse di telefonare in Questura. Ma questi rispose con asprezza che non se ne occupava, e lo lasciassero in pace. Fermo, dietro le cortine d'una finestra, si mise a guardare la folla.

Erano scherani del Donadei, mandati a provocarlo; plebaglia chiesaiuola, politicanti delle leghe cattoliche, socialisti e milizie della Camera del Lavoro. Non popolo insorto, ma un'accozzaglia sobillata e prezzolata, che veniva per vilipendere l'uomo contro il quale si voleva, non giustizia, ma vendetta.

Qua e là, forse con piccoli gruppi de' suoi partigiani, accadevano zuffe. Un bel sole mattutino dormiva su quella inane piccola gente.