Ella, mezzo discinta, stava presso di lui, serrata contro il suo braccio, e paurosa lo guardava.
Gli alti vetri luccicavano d'azzurrità; si udiva dalla strada salire un vociferìo crescente; si udiva quel rumore ondoso che la folla produce quando s'aggruppa in tumulto.
Andrea fece qualche passo indietro, serrando i pugni convulsi, reprimendo la sua fredda ira. Ella pure, d'un tratto, si staccò dalla finestra, chiudendosi con i palmi gli orecchi, perchè quegli urli troppo la ferivano, troppo la battevano, e le pareva d'essere assalita insieme con lui dal furore della piazza.
[pg!286] S'annidò nelle sue forti braccia e lacrimosamente lo baciava.
— Andrea!... Andrea, che faremo?
Egli senza rispondere, appoggiò la bocca su la sua fronte; e sopra la fronte di lei, curvata, i suoi occhi splendevano di tanta luce, di tanto coraggio, ch'egli parve, nella sua bianca tranquillità, più forte che la moltitudine.
Ora, per tutte le strade, sopravvenivan turbe di popolo minaccioso; la piazza, tra il suo porticato quadrangolo, nereggiava di assembramenti; i gridi e le contumelie battevano contro i vetri come sassi lanciati con la fromba. Allora la sua bella fronte si cerchiò d'una rossa ira e gli parve indegno starsene dietro una finestra chiusa mentre gli avversari lo insultavano.
Che si voleva da lui? Vederlo?
Con impeto si sciolse dalle braccia dell'amante, s'avventò alla finestra, volle aprire.
— No, no, Andrea! séntimi, ascóltami... — gridò la donna, avvincendosi a lui. Forte gli teneva le mani, forte lo respingeva; poi s'interpose fra lui e la vetrata quasi per fargli schermo, ed aperse le braccia.