Grosse lacrime le cadevano dagli occhi, il suo gonfio petto ansava; egli rimase un istante a guardarla, muto, poi si ritrasse.
— Perchè piangi? Hai forse paura per me?
Si mise a ridere d'un riso beffardo e cominciò a camminare per la stanza. Ella restava con le braccia aperte, la gola riversa, le spalle contro l'invetriata; il sole mattutino mandava lampi nello splendore de' suoi capelli spettinati; pareva in croce, davanti a quella finestra piena d'azzurrità.
— Hai paura per me? — diss'egli con più forza. — Non io di loro!
Rovesciò indietro la fronte con quella mossa rapida che gli faceva ondeggiare la capigliatura e splendere il volto:
— Cosa vuole da me questa masnada di chierici e di bruti? Vedermi?... Vengo!
[pg!287] — Andrea!... — ella gridò sbigottita, — che vuoi fare?... Andrea!...
— Nulla di strano: essere alla mia Clinica per le nove e mezzo, come faccio ogni giorno.
Con la sua poca forza ella s'avvinghiò a lui per trattenerlo, e balbettando lo supplicava: — No, non andare...
— Io?!... — diss'egli con un riso. — Allora forse non mi conosci bene.