— Ma non vedi quanti sono, Andrea?... Non senti come urlano?...

— Appunto perchè urlano, e son molti, appunto per questo è necessario andare.

Allora ella si mise a piangere, a piangere con disperazione; la qual cosa era la sola ch'egli davvero temesse.

— No, non piangere... — le diceva con dolcezza. — Ascóltami, ascóltami, Novella. Comincia per me in questo momento una di quelle tragiche avventure nelle quali un uomo ha bisogno di tutte le sue forze per affrontare la vigliaccheria degli altri e decidere se debba rimanere un padrone od essere un vinto. Non mi disarmare, ti supplico, non aver paura; poichè devi essere tu, anzi, la mia compagna. Saranno giorni terribili, di guerra senza mercede, a colpi di coltello. Ma voglio vincere, capisci?... voglio vincere, perchè ti amo. E non essere tu la catena!

Dicendo quest'ultima frase, la respinse con un atto quasi violento, come se per un attimo l'avesse odiata.

Ella comprese ch'era necessario ubbidirgli, e solamente lo fissò con gli occhi pieni di terrore.

— Ma... ti faranno male...

— Che male! — Andrea gridò. — Al primo che osi toccarmi spiano la rivoltella su la faccia; se non retrocede, sparo. E dove un uomo ha il coraggio di ammazzare per primo, è la folla che ha paura di lui. Del resto la folla non mi odia. Chi mi odia è altrove. Ma s'accorgeranno bene che Andrea Ferento non è uomo da lasciarsi ammanettare!

[pg!288] Fece una pausa e guardò l'amante, la donna curva, disfatta, che l'ascoltava. Il suo sorriso beffardo si spense in un sorriso di tristezza, e piegando su lei con dolore il volto pallido, la baciò fra i capelli, come se quell'atto gli fosse necessario, prima di scendere nella strada e camminare a fronte alta contro la folla de' suoi bestemmiatori.

— Atténdimi qui, — le disse. — Per nessuna ragione al mondo non uscir di casa. Dietro me s'allontaneranno. Sii tranquilla: dalla Clinica ti telefonerò.