— Per ridere? — ella domandò perplessa.
— Ma... già! la corte si fa sempre per ridere.
— Allora siete molto maleducato! — ella esclamò con dispetto.
— Davvero?!
— E non so perchè vi divertiate a farmi del male...
— Che male vi faccio?
— Ma... naturalmente! Se io, per esempio, prendessi le vostre parole sul serio? Mi avete detto che sono una signorina, ben vestita, ben curata, con le unghie lucide... vedete... — e gliele mostra; — che vi piace la mia pettinatura... — se la tocca; — che canto bene... che la mia voce era come una primavera, mentre vi destavate appena... e tutto questo può turbare [pg!23] una ragazza, può farle un certo male, può darle quasi una profonda voglia di piangere... ecco!
— Oh, no!... Allora vi domando scusa e vi prometto di non farvi mai più, mai più la corte... Va bene?
— Chissà se va bene?... chissà... Anzi non va bene affatto!
— E perchè?