Egli cercava di traversar obliquamente la piazza, per dirigersi all'opposto lato, verso lo sbocco d'una contrada; la folla crescente lo accompagnava, rallentando il passo, arenandosi man mano contro la folla sopravveniente, che stringeva quel nucleo camminante in una specie di morsa.
Per il vasto rettangolo della piazza crescevan lo [pg!292] strepito ed il clamore; ma già il nome di Andrea Ferento era la più alta parola che dominasse il tumulto. Lo spazio intorno gli divenne così angusto, che dovette fermarsi; — ma egli non impallidì.
Era preso negli stessi tentacoli della folla, ed i più vicini facevano sforzi di braccia, di spalle, per non serrarglisi addosso. I più vicini tacevano, guardando l'uomo alto e fermo, con una specie di timore.
Si produsse in quella moltitudine un movimento oscillante, simile al flusso ed al riflusso d'una marea, — poi le grida inveirono contro il cielo, facendo risuonare il nome del Ferento, come se dalla turba erompesse la gioia selvaggia e paurosa di tener quella preda.
La piazza tiranna lo aveva catturato: era tardi ormai per il soccorso, gli potevan mettere la mano alla gola.
Ma nessuno invece lo toccava, e, per una specie di rispetto invincibile, nel cerchio d'uomini più vicini a lui si taceva, come nell'attesa d'un dramma. Stavano fermi, addossati gli uni agli altri, per resistere alle spinte, quasi per difenderlo con una barriera di spalle dal potere altrui.
— Signori, — egli disse tranquillamente, levandosi l'orologio di tasca: — da nove anni, tutte le mattine, a quest'ora, esco di casa per recarmi alla mia Clinica, dove so di essere necessario. Se un pazzo od un bruto mi lancia un'accusa che mi rifiuto di discutere, non è questa una ragione perchè i miei medici e i miei malati suppongano ch'io non possa recarmi fra loro. Ho deciso di traversare la città a piedi, contro chiunque mi fermi, e su la mia parola d'uomo vi giuro che passerò!
Andrea Ferento si mosse. Un piccolo varco, uno spiraglio tortuoso, tra gente muta, allentò la folla, e con la mano chiusa nella tasca su l'arma caricata, egli vi s'inoltrò.
Adesso era pallido estremamente, ma di coraggio e d'ira. I suoi occhi magnetici, striati di ferro, pareva che lampeggiando esercitassero un comando muto.
[pg!293] Lento, grave, restìo, come una carena che si disincaglia, il nucleo della folla ricominciava a muoversi, resistendo col suo peso inerte alla spinta esterna, e così lasciandosi portare.