VI

Cominciaron giorni d'una guerra disperata, piena d'insidie, a colpi di coltello.

Intanto correva l'istruttoria. Il giudice si chiamava Leonardo Niscemi, chiarissimo nome d'una famiglia catanese che aveva dato all'Italia buon numero di valorosi giureconsulti.

Mai bufera più grande fu scatenata sopra il capo d'un povero giudice istruttore, nè mai tanto gioco di pressioni e di partigianerie fu esercitato con mezzi più illeciti su la incorruttibile giustizia.

Si guerreggiava da entrambe le parti con uguale accanimento; era uno scoppio di furor civico da lunghi [pg!298] anni contenuto; il Parlamento, la strada, la chiesa, la stampa, i sodalizi, la famiglia, l'individuo, tutto si batteva.

Drappelli e cortei percorrevano le strade; ogni sera, nei comizi, gruppi avversari si azzuffavano; i giornali delle due parti buttavan esca nel fuoco. In segno di protesta l'Università si chiuse. Ma le contrade si ridestavano al mattino con i muri pieni d'iscrizioni oltraggiose per il Ferento.

Egli aveva subitamente ritrovato in sè, con un impeto selvaggio, l'odio e l'amore dell'uomo di parte. Il suo delitto, anch'egli quasi lo dimenticava: era necessario anzi tutto vincere, e vincere con magnificenza, per la causa di quelli ch'erano con lui; vincere anzi con crudeltà, spazzando il nemico, poich'egli portava una bandiera, e le bandiere non debbono mai soffermarsi a mezza strada.

Aggredito, si difendeva; preso d'assalto, si cacciava con i suoi, a fronte bassa, contro gli assalitori.

Intanto correva l'istruttoria. Il giudice, Leonardo Niscemi, sentiva in quei giorni pulsare nella penombra del suo uffizio tutta l'anima della città. Una folla oziosa e curiosa circondava in tutte le ore del giorno il Palazzo di Giustizia, quasichè da un momento all'altro i muri stessi dell'edificio potessero preannunziare al pubblico l'esito dell'istruttoria che accendeva tanta passione. Tutti gli andirivieni eran osservati, commentati a lungo; giornalisti ed informatori passavano la giornata ne' corridoi: cumuli di notizie contradditorie ingombravano i supplementi dei giornali; un'atmosfera d'impazienza e di febbre pervadeva la città.

Guardie a cavallo scortavan ogni mattina l'automobile del Ferento, dalla sua casa fino alla Clinica, e nel ritorno; le adiacenze dell'una e dell'altra eran continuamente vigilate dalla Polizia.