— Fra pochi giorni tornerò ad essere l'uomo di prima. Se ne dubitate anche voi... poco importa!
— No... — volle dire Stefano. Ma egli lo interruppe con sarcasmo:
— Poco importa! Sono avvezzo a difendermi e sono avvezzo anche a vincere nella vita. Ma, davanti [pg!306] ad una simile accusa, ero del tutto impreparato. Sono stati più abili di me, finora; ma i conti li faremo in ultimo. Benchè ferito alle spalle, ho fiato ancora per combattere, come si vedrà. Intanto, non per giustificare me stesso, ma per tranquillare voi, sappiate che nessun perito al mondo potrà mai scoprire nel cadavere di Giorgio Fiesco una traccia qualsiasi di veleni, se non tali e quanti ogni medico adopera necessariamente nelle sue medicine.
Egli fece una dura pausa, e considerò sorridendo l'espressione dei lor volti, che parevano rischiararsi davanti alla fermezza delle sue parole.
— Ma poichè non voglio difendermi, e poichè son pronto a mostrarvi che non ho bisogno di difendermi, sappiate ancor questo: — la scienza, ve lo dice un medico, può facilmente uccidere senza che un perito se n'avveda. In altre parole, vi sono veleni che non lasciano traccia. Così, almeno fra voi, chi mi vuol credere innocente avrà la compiacenza di farlo senza che io gliene fornisca la prova.
Nella pausa che intervenne, ricominciò a singhiozzare la risata gutturale dello scemo, che ora si batteva le unghie raggruppate contro la suola delle scarpe.
Il Ferento lo guardò con attenzione, poi esclamò, con un'alzata di spalle:
— Sì, Marcuccio... hai ben ragione di ridere! Poichè tutti quanti non siamo che istrioni, costretti a fingere una grottesca parte nella commedia della vita, ove tu solo forse riesci ad essere uno spettatore veramente imparziale!...
Diceva queste parole quasi a sè stesso, mentre un moto nervoso contraeva la ruga diritta ch'era incisa nel mezzo della sua fronte. Poi si volse, parve d'improvviso vincere una titubanza estrema, si recò dietro la spalliera della poltrona dove Novella era seduta, e con dolcezza, con una dolcezza così grande che lo mutava in modo singolare, posò le due mani aperte sovra le spalle dell'amante.
[pg!307] Ella si scosse, rovesciò leggermente il capo all'indietro, per guardarlo negli occhi, mentre sorpresa ed impaurita la sorella si ritraeva. Egli di lei non s'avvide; ma la sua fisionomia, che appariva distinta nel fascio di luce crepuscolare, sembrò aggravarsi d'una passione che la stancava, che scioglieva i suoi nervi contratti in una specie di faticoso allentamento. Dal cuore gli saliva una ondata buona, e questo era visibile, come se l'amore che aveva per lei fosse una luce d'anima che gli splendesse all'intorno, per avvolgerli entrambi nella medesima tristezza, nella medesima infinita voluttà, ove sentivano d'essere uniti al di sopra di tutte le pene, al di sopra di tutti gli ostacoli che vanamente la vita e la morte frapponevano al lor colpevole amore.