Dieci minuti più tardi, presentatosi al Commissario di Polizia, ripeteva le stesse parole con una calma ed una fissità da ipnotizzato, poi rimaneva immobile davanti alla scrivania del Commissario, stringendosi con una mano il polso tremante, che aveva ucciso.

— Il vostro nome?

— Egidio Rosales. Ho ventisei anni, mio padre è morto; mia madre anche. Sono il primo assistente di Andrea Ferento: a quest'uomo debbo tutto, e non feci che assolvere un debito liberandolo dal suo nemico.

[pg!316] — Conoscevate l'onorevole Donadei?

— No.

— Sapete che è morto?

— Lo so, e volevo che morisse.

Non un muscolo, non una linea trasaliva nella sua delicata faccia pallida; solamente le pupille, che parevano aver perduta ogni virtù di espressione, bruciavan d'un fuoco fermo e s'affondavano sempre più nelle profonde órbite.

Allora il Ferento, con impeto, ruppe il cerchio delle persone ch'erano intorno, uscì fuori, balzò in una vettura, corse al Commissariato di Polizia.

— Voglio vederlo, súbito, súbito... vederlo!