Così era passata la bufera sul grande omicida, su l'anima sua di tiranno e su l'insorgere tempestoso delle fazioni. Era passata e già si disperdeva, come tutto si disperde nel mondo, in una nube di polvere, in un'eco lontana e fievole che man mano la distanza confonde.
Nell'ora più tragica del combattimento un fanatico s'era gettato a fronte bassa nella mischia per salvare il suo tragico maestro, ed anche se un tal eroismo per avventura fosse stato inutile, allora come sempre il mondo non poteva impedirsi d'ammirare queste barbare magnificenze.
Come il Ferento aveva creduto e voluto, la battaglia era vinta; vinta senza riserve, ampiamente, crudelmente. Ora, poichè la strada era sgombra, poteva camminar oltre, verso il domani vertiginoso. Si era fatto amare abbastanza per trovare intorno a sè una falange di partigiani, serrata e forte, che ovunque lo avrebbe difeso a spada tratta, vita per vita; ormai non gli restava che godere il premio della sua temeraria impunità.
[pg!318] Colpita nel cuore, la fazione avversaria s'era lasciata debellare facilmente: egli poteva ora scegliere vendette come rose profumate in un largo paniere. La folla, quella medesima folla ch'era insorta contro il suo nome, ora l'applaudiva; persuasa o meno, egli era stato il più forte; e ciò bastava perchè, secondo la logica della vita, il più forte avesse anche ragione.
Era stata immolata una vittima per placare il dio della civile discordia; dopo molto contorcersi, la città aveva bevuta per gli interstizi del suo lastricato una fresca vena di sangue; l'epilogo era nella morte: bastava.
Domani, con altre bandiere, si ricomincerebbe a guerreggiare; ma la battaglia di ieri diventava una fredda pagina di storia morta, un nero turbine che si allontanava nella immensa caligine delle cose finite. Su l'avvenire degli uomini urgeva e pulsava il domani, che appartiene sempre al vincitore ed è implacabilmente la disperazione del vinto.
Questo era vero nella breve battaglia fra due fuggenti uomini, com'è vero nella storia dei popoli, nelle leggi fondamentali della vita, in tutte le distruzioni, in tutte le creazioni della possibilità umana.
Egli era stato adunque il padrone del suo diritto imperatorio: aveva ucciso, aveva costretto altri ad uccidere, e la folla soggiogata l'applaudiva. Sopra il suo delitto non aveva trovato altro giudice che sè.
Questo anarchico e questo santo alzava la sua rilucente potestà sopra i divieti che sono la catena dei mediocri: s'era involto, calmo ed inesorabile, in quel magnifico diritto che gli uomini titubanti avevano decretato agli Dei.
Ma non soltanto sopra la scena mutevole della commedia umana era passata ormai come polvere l'improvvisa bufera; non soltanto fuori da lui, ma nel suo spirito stesso, era passata e lontanava.