— Che hai? — diss'ella.

Il respiro della sua bocca, poichè aveva il sapore medesimo della sua carne, parvegli che fosse un bacio. Sotto quel bacio egli s'irrigidì, chiuse gli occhi, volendone quasi godere una tentazione più prolungata. Ella nervosamente gli posò le mani su le spalle:

— Che hai? Perchè mi sfuggi?

Allora, d'improvviso, l'attrasse nelle sue braccia, se la strinse al cuore con una specie d'amor convulso, affondando la bocca nel tepore del suo collo, nel principio della sua nudità. Ella era piena d'istinti lascivi, come nella più matura estate un favo è gonfio di miele. Tanto pallore le scorreva nel viso, che di quel solo bacio pareva godesse un estremo piacere.

— Perchè mi sfuggi? — domandò ancora, ma contro la sua bocca. — Durante il giorno, appena mi guardi; quando arrivi, quando parti, cerchi sempre di non parlare con me.

Egli non rispose; ma sostenendo sul braccio il peso della sua nuca rovesciata, le carezzava gli occhi [pg!26] dalle ciglia quasi d'oro, a lungo e piano, come si fa talvolta per addormentare un bimbo.

— Non mi ami più?... — ella disse, mentre invece sentiva la passione dell'amante invaderle ogni vena come una immateriale carezza.

— Sì!... sì!... — egli proruppe; — ma sono un vilissimo uomo, Novella, e fra noi ci sono troppe ombre.

Allora ella si strinse nelle braccia dell'amante come in forte rifugio.

— E adesso, dorme? — domandò Andrea.