— Sì, dorme.
— Ne sei certa?
— Sì.
— Ti ha parlato di... noi?
— Non ancora, ma ogni momento pare che sia per farlo.
Tre stelle filanti, lontane, veloci, caddero insieme. La notte si accendeva di chiarori fantastici, di vampe fatue, per ogni dove, come un rogo. Egli, tenendola nelle sue braccia, le fissava la fronte illuminata, quasi fissasse un punto magnetico, seguendo le bufere de' suoi propri fantasmi. E vedeva su quella fronte le radici dei capelli scintillare minutamente, quasi fossero cosparse d'una invisibile polvere d'oro.
— Novella, — esclamò, — che faremo?
Egli disse queste parole con un'esausta voce desolata, e le disse, lui così forte, come un bimbo.
— Non importa, — ella fece, scuotendo il capo. — Se tu mi ami, non importa! Quello che vuoi... anche uccídimi!
Parlava come in un'ebbrezza, piena di lui, sotto il potere del suo fermo sguardo. E rovesciando la gola turgida esclamò di nuovo: — Poichè fra poco saremo scoperti, e poichè il nostro bimbo non può, non deve nascere... poichè non possiamo avere la nostra felicità... uccìdimi, se vuoi, ma con le tue mani... con le tue sole mani, che amo... non mi farai male.