[pg!348] — «Vedi, com'è tranquillo?»

La luce azzurra gli metteva intorno alle radici dei capelli una specie di scintillamento.

Ella stava un passo lontano da lui, un passo lontano dal morto, e teneva le braccia contro il petto, incrociate per i polsi.

— «Giorgio...» — profferì, non per chiamarlo, ma quasi per accertarsi che fosse ben lui.

Poi allungò la mano e lambì la coltre, lievemente, ritraendola con velocità...

Sì, avrebbe voluto, dal suo cuore di sorella, e nonostante la presenza dell'altro, mandargli un timido saluto, profferire per lui una dolce parola, toccarlo con una carezza lieve, posare la bocca su la sua fronte che non ricordava più... Adesso le pareva necessario di fargli conoscere il suo dolore, e dirgli, se pure non udisse: — Povero, povero amico mio...

E s'avvide che s'erano lasciati senza una parola di commiato, senza un bacio nè una confidenza nè un secreto, senz'una di quelle parole conclusive che fanno men buia la morte a chi vi sprofonda e a chi guarda morire...

— «Sì, mi hai chiamata e non c'ero! hai voluto vedermi e non c'ero! Hai voluto forse confidare a me sola un ultimo desiderio e non t'ho potuto ascoltare... Da te non ho inteso mai, mai, che parole d'amore...»

— «Vedi, com'è tranquillo?...»

Ella era inginocchiata sopra un ginocchio solo, ma su l'altro teneva un gomito e nei palmi la fronte.