Nel medesimo tempo egli guardò il morto, e gli parve straordinario che vicino ad un cadavere si trovasse una cosa tanto profana. Ma due sole immobilità perfette occupavano la stanza ed un solo raggio le aumentava nel suo fermo splendore.

Poi, d'un tratto, la vide roteare sul ginocchio piegato; la pianella scappò via dal piede roseo, fece un piccolo salto, si rovesciò. Era scoverta fino a mezzo il petto; i calmi seni facevano, sollevando la camicia, una profonda incavatura.

[pg!349] Dopo di lei osservò il morto, e gli parve strano che la sua faccia non si fosse chinata fuor dalla proda per guardare in giù.

— «Vedi?» — gli disse mentalmente, con un riso che non saliva sino alla bocca.

Gli parve che alcuno avesse aperto l'uscio...

— «Vedi?»

Un usignolaccio, fuori, nella notte, nella ramaglia nera e balenante, sufolava con ironia collerica, e tanto presso e tanto forte, che lo stordiva... Il vano della finestra pareva un canale azzurro sgorgante nell'inmensità.

«Uuh!... Fi... Perchè canti? — Vattene!» L'usignolaccio saltava. Era proprio lì, nella grande magnolia; il suo pennaggio faceva rumore contro le foglie sonore.

— «Vedi?»

Un filo d'aria notturna soffiò fra i capelli radi del morto, e li scompose; poco dopo una nuvolaglia, correndo sopra la luna, ruppe il filo che portava quel fascio d'elettricità.