La mattina dopo s'incontrarono, lividi, come se avesser ucciso ancora una volta. E compirono il rito funerario con una specie di meccanica obbedienza, di freddo rispetto, al senso di quel dovere ultimo. Ancora [pg!352] una volta la famiglia dell'ucciso li aveva lasciati soli, vicino a quella tomba.
Vi andaron per la via della campagna, veloci, senza guardarsi, con le braccia cariche di fiori. Il sole raggiante li assiderava; l'orizzonte si moveva davanti alle loro pupille, come, dalla prua d'un veliero, il confine dell'oceano.
Ella camminava rapidamente, vicino a lui, talora toccando il suo braccio, talora lontanandosi d'un passo; fili d'erba e fuscelli di paglia s'attaccavano alla balza della sua gonna rumorosa; ogni tratto egli vedeva luccicare le fibbie d'acciaio brunito che ornavano le gale delle sue scarpine.
Aveva il torto, in quel mattino di primavera, d'essere più nuda e più femminile che mai.
Senza che lo facesse apposta, l'abito nero e la compunzione del suo volto non facevano che accrescere visibilmente i segni della sua impurità. Era bella, bella, bella, e pareva scesa da un letto nel quale avesse amato infinitamente, pareva che portasse per una offerta profana quel fascio di fiori profumati.
— Andrea...
— Mio amore?
Egli disse queste parole senza volerlo, istintivamente, come le avrebbe dato un bacio. Se ne pentì.
— Non camminare così presto; inciampo...
Egli rallentò il passo, e proseguirono a fianco a fianco, fra due siepi di robinie cariche di grappoli che mandavano un profumo soverchiante. Dietro le siepi vedevano qua e là i buoi camminare possentemente, trascinando l'uomo e il solco.