Egli era dunque rimasto, fra le rovine d'ogni altra certezza, davanti al suo grande amore; i culti positivi, che aveva liberalmente professati nella vita, erano insorti con ribellione davanti a quel primo atto di vera libertà; rimaneva una sola cosa che non era distrutta nel mondo: l'amore.

Ma quando le avesse detto chiaramente: — «Guárdami negli occhi: sono io che l'uccisi!» — qual mutamento avverrebbe in loro e nella passione che li univa? L'amerebbe ancora? Sarebbe amato ancora da lei?

Due mortali domande che gli pesavano, da quella tragica notte, sul cuore.

[pg!358] Adesso, nella casa dormente, il silenzio era profondo come la fuga d'un fiume sotterraneo. Egli si provò ripetutamente a sospingere l'uscio che lo divideva dalla camera di Novella, ma sentì che ogni volta il coraggio gli veniva meno.

Ed allora, come già un'altra volta, quando il pagliaccio rimase inerte nella poltrona di cuoio, e bisognò sollevarlo, diede a sè stesso il comando che lo irrigidiva: — Ubbidisci!

Piegandosi alla propria volontà come al potere d'una forza non sua, comprese di non aver più scampo, e si avvicinò a quella soglia. Filtravano per le connessure spiragli di luce; a tastoni cercò la maniglia, sospinse l'uscio, ed entrò.

Ella era seduta sull'orlo del letto, in vestaglia, coi tacchi delle sue pianelle aggrappati al cassone di mogano, i gomiti sulle ginocchia, i polsi congiunti, la faccia raccolta nella cavità dei palmi — e lo aspettava.

— Non hai udito, — ella disse, — come piangeva poco fa il bimbo?

— Ma ora s'è addormentato, — egli rispose. Poi, dopo un silenzio, le domandò: — Gli vuoi bene?

La madre aperse le braccia, si abbandonò all'indietro, sui cuscini, e rispose: — Ora sì, ora per la prima volta lo amo.