Egli aveva la sua ruga profonda incisa fra i sopraccigli; era smagrito in viso, e nel guardarlo pareva ch'ella se ne dolesse. Allungò il braccio per chiamarlo a sè, indi soggiunse:

— Tanto bene gli voglio, Andrea... ma non come a te!

Il braccio nudo si dorava nel chiarore della lampada, il polso dolce si muoveva con una specie di naturale insidia, facendo trasalire i tendini.

— Sièditi, — ella disse, battendo la mano su la coltre; — sièditi qui sul letto... Pàrlami, bàciami... ti amo.

[pg!359] Come quando il loro bimbo era nato, sul tavolino da notte v'erano tre rose, in un bicchiere.

Andrea si chinò su lei, cercando con le mani fredde il suo tepore più vivo e più nascosto. Così la teneva, da sentirne contro la persona tutto il corpo discinto; così la teneva, da immergere la bocca ne' suoi caldi e pesanti seni; così da stordirsi nel profumo del suo respiro.

Ella scivolò sotto di lui, si volse, come per adagiarsi nel letto supina, e le venne al sommo della gola quel gonfiore contenuto che in lei pareva quasi uno sforzo per resistere alla voluttà. Ma era uno sforzo debole, tantochè subitamente gli occhi le smorivan di un sonno palpitante; un poco di gengiva umida le appariva tra i labbri fermi.

— Dormiamo... — ella disse.

Andrea non rispose; la guardava, teso, attento, come per contare i battiti d'ogni sua vena.

— Perchè non ti spogli?