La sua voce era quasi gemente; con le dita irrequiete lo molestava come se volesse batterlo; era tutta inarcata; il suo grembo si offriva; le pianelle caddero.

Ma con ira egli divelse da quel bacio la sua bocca ansante, sollevò il corpo su le due braccia tese: gli occhi suoi bruciavano di febbre, il suo viso era terribilmente contraffatto, i suoi polsi tremavano.

— Vuoi, — disse repentinamente, — vuoi che facciamo una cosa?...

Ella si rovesciò indietro, abbandonata, con un semiriso d'affanno e di piacere su la bocca; lo guardava traverso il vapore de' suoi occhi sperduti, senza ben comprendere quel che l'amante le diceva.

— Quale cosa? — mormorò.

— Che andiamo insieme a rivedere la camera di Giorgio?

Ella trattenne un grido, rivolse la faccia nel cuscino, gli puntò con forza una mano contro la gola, per respingerlo da sè, quasi volesse punirlo di quella orribile celia.

— Sei pazzo, Andrea?... Andrea!

Ma egli rideva malvagiamente, e lasciatosi cader sui gomiti raccolse il capo di lei fra le sue mani, con tutta la capigliatura.

— Non sono pazzo, no! Guárdami!