Ella fissò gli occhi, troppo grandi, ne' suoi: con gli occhi lo ascoltava.
— Ti amo, Novella! ti amo più che mai!... più che mai!... — le diceva scuotendole il capo; affondando le [pg!361] falangi nel tepore della sua nuca morbida. — Eppure, chissà, fra un'ora, fra un momento... non sarai più mia!
Balbettava queste parole, curvo sulla bocca di lei, quasi piangendo, e le serrava il collo con i polsi, nei quali sentiva battere la veemenza del dolore che pativa.
— Andrea, cosa dici?... non so cosa dici? Ma no! ma no!...
Egli scuoteva il capo, e scuoteva lei pure, duramente, facendole male.
— Ascóltami bene... cerca di bene comprendere questa orribile cosa... Mentre ti amo come un pazzo, bisogna che mi provi a perderti! Mentre ti amerò ancora, e sempre, fino alla disperazione... tu, forse, mi odierai! Amore, amore mio, puoi comprendere? Mi ascolti?...
Le abbandonò il capo, la sollevò intera fra le braccia, la strinse convulsamente, gli si empiron gli occhi di lagrime: poi rise. Anch'ella piangeva, lentamente, senza saperne il perchè.
— Non importa se dopo mi odierai... Ma devi sapere una cosa che non posso più tacerti. È venuta l'ora nella quale ci dobbiamo conoscere interamente. Non importa se griderai... Solamente lasciami parlare! parlare! perchè ti amo, e sono pazzo... e tu devi essere al pari di me, pazza, pazza!...
Nel convulso, ella pure singhiozzava, stremata, soffocata, stringendosi forte alla sua persona come in uno spasimo di voluttà.
Allora egli si tese, fece un arco di tutta la sua forza, dai calcagni alla fronte, cercando quasi d'imprigionarla nel suo amore terribile; poi le disse con ira: