— Giorgio!
Ella, ch'erasi un po' sollevata, si rovesciò indietro, nel solco dei guanciali, come se le avessero rotto il cuore. Le sue mani sperdute brancolarono, quasi per respingere un'ombra; poi, atterrita, si strinse i pugni contro la fronte.
— Allora... — mormorò senza fiato, — allora è proprio vero...
— Sì, è vero, — egli rispose, ben forte.
Ecco: aveva l'impressione d'essersi sparato nel cervello e d'aspettare che la morte cominciasse nelle profonde sue vene. Invece una calma subitanea, una lievità sorprendente gli pervase a poco a poco lo spirito. La vita cominciava un'altra volta, dopo un'attimo d'interruzione.
Allora tolse una rosa dal bicchiere, la odorò forte, ne morse il gambo coi denti. Poi fece una riflessione veramente futile, e cioè che quello stelo aveva un sapor brusco, dissimile dal profumo della rosa, e che inacidiva la sua bocca leggermente, come il sapore d'un frutto acerbo.
Poi, guardando l'amante, s'accorse che sotto le sue braccia sollevate un seno magnifico ed inverecondo le sbocciava dalla camicia di batista. Lo guardò senza lussuria, come si guarda curiosamente la nudità di un bimbo.
[pg!363] Insieme volle conoscere cosa ella sentisse per lui dopo quelle parole irrevocabili, e paurosamente si provò a toccarla. Poichè rimase ferma, una oscura tentazione lo spinse al desiderio di darle ancora un bacio.
Su la sua fronte, sopra i suoi pugni serrati, pose le labbra cautamente.
— Guárdami!