Ella infatti lasciò cadere le braccia, e, pallida come non era mai stata, con tutta l'anima lo guardò. Allora fu egli stesso ad aver quasi paura di quegli occhi; lento, muto, curvo, si ritrasse.
La rosa caduta si schiacciò sotto il suo piede.
— Andrea...
Ma, nel parlare, la mascella le tremava d'un irresistibile tremito; una sensazione di freddo le traversò tutto il corpo; macchinalmente si ricoverse.
— Andrea, sì, mi ricordo... Una volta mi hai detto: «Così e più forte...» «Così e più forte...» Queste due parole: — «più forte» — mi sono rimaste nella memoria come una promessa funesta e grande. Anche tu forse te ne ricordi... Ma, guarda come tremo... Dammi, dammi uno scialle!...
Egli cercò per intorno senza veder nulla; poi prese il piumino di seta sul quale poltrivano i suoi piedi scalzi e le fasciò il corpo. Nello stenderle sotto il mento la seta lucida e soffice, premeva un po' le dita per toccare la sua gola, e per farle sentire che la toccava, quasi provasse una singolare gioia nell'accorgersi che gli era tuttavia lecito carezzarla come un amante.
Ella chiuse gli occhi senza guardarlo, rannicchiò sotto la vestaglia i piedi scalzi, e rimase in quella supinità, ferma, addormentata.
Andrea, ritto in piedi, assiderato in una specie di attesa immobile, ascoltava dentro di sè, fuori di sè, il volo del tempo. Gli parve di nuovo che la vita cominciasse in quell'ora, ma fosse di una lentezza esasperante, cupa, monotona, quasi ferma. Sul tavolino da notte, fra la [pg!364] lampada e il bicchiere, un piccolo orologio d'oro batteva i minuti secondi; nell'indugio del suo tempo interiore quella velocità lo irritava.
Si accorse d'un disegno di luce che la lampada formava su la tappezzeria; si accorse d'un moscerino che ballonzolava intorno al paralume, come se pendesse dal soffitto appeso ad un lungo ragnatelo.
Incominciò a ricordarsi di cose lontane, saltuarie, minime: d'una certa satira piena di garbo e di malizia che uno studente aveva messo in voga nella sua Clinica, per farsi beffe della signora Maggià; poi rivide l'aspetto medesimo della Direttrice, e quel suo camminare impettito per le corsìe dell'ospedale, con un'aria da sergente nel corpo di guardia; poi si rammentò di certe canzonette che soleva cantare su la chitarra Egidio Rosales, talvolta, nelle sere d'estate, quando i medici di turno se ne uscivano a fumare una sigaretta sotto gli alberi del giardino... poi d'un seppellimento a bordo, al quale aveva casualmente assistito, molti anni addietro, nel corso d'una lunga navigazione.