A quel tempo egli era un oscuro e povero medico, laureatosi appena; traversava sui transatlantici per vedere un po' di mondo. Il morto, egli se ne ricordava, era un cileno erculeo, proprietario di fattorie, forse quarantenne, che aveva per moglie una piccola donna, gracile, miope, senza età, senza ornamento alcuno, tale da non potersi comprendere per qual modo gli fosse piaciuta. In alto mare lo avevano preso le febbri e la dissenterìa; si ricordava ch'era morto bestemmiando, in un accesso di furore che gli fermò l'aorta. Di notte lo portarono sulla tolda ravvolto in un lenzuolo, e quattro marinai, prima di lanciarlo in acqua, lo avevano fatto dondolare cinque o sei volte a forza di braccia, sovra il parapetto lucido...
Era precisamente quel dondolìo bianco e lento che ora i suoi occhi rivedevano.
— Andrea...
Egli udì, ma non rispose. Volontariamente si lasciava [pg!365] sperdere in una ridda continua d'allucinazioni, che a poco a poco assumevano l'evidenza della realtà.
Ora gli pareva d'esser lontano, frammezzo ad una notte stellata, per mare, con il vento a prua. D'improvviso irrompeva nell'ombra un'aurora violenta; il confine azzurro del cielo si popolava di città fantastiche; sui moli percossi dal sole infuriava una folla gesticolante...
Od era invece una notte profonda, in una città senza lumi, con strade ambigue, con porte sbarrate. Egli l'attraversava correndo, per giungere alla sua casa, che saccheggiavano; ed era notte così folta, che più correva e più smarriva la strada. Nel labirinto dei vicoli, dietro le porte asserragliate si consumava l'orgia fino al sangue; la città era piena di tumulto; per ogni angolo si assassinava.
D'un tratto non era più quella; con un guizzo abbacinante l'elettricità scoppiava da migliaia di lampade: era una piazza enorme, con strade senza fondo, e popolo vi accorreva in tumulto con un fragor di tempesta, plebe irta e scatenata, che urlava, da ogni lato, nel travolgerlo: «Ammazza! Ammazza!»
— Andrea...
Si ricordò che l'aveva già chiamato un'altra volta, forse pochi secondi prima, e vinta quella specie di sonnambulismo che gli offuscava il cervello, guardò l'amante, ancor supina in quel letto sconvolto, e le sue trecce che ingombravano il guanciale, i suoi occhi fermi, il suo volto senza espressione. Si curvò, e disse:
— Ora finalmente sono libero. — Poi le chiese: — Hai paura?