Tranquillamente gli tendeva la mano ferma, come per offrirgli un patto che suggellasse la loro complicità.

Un'ondata di commozione gli traboccò dal cuore; con i due palmi afferrò quella mano, ed inginocchiatosi, nascose nel suo grembo la faccia scolorata.

[pg!367] — Allora, — le diceva, — tu non mi odii? Non mi respingi da te? Non hai paura d'esser mia, dopo quello che sai?

— No, no... — ella rispondeva. — Tutto può accadere nel mondo, tranne che io non ti ami.

Egli alzò la bocca verso la sua bocca, ed in un bacio mortale si congiunsero, con la gola piena di riso, la faccia bagnata di pianto. Per la prima volta nella sua vita egli provò riconoscenza verso una creatura, e per la prima volta conobbe la gioia dello stare inginocchiato. L'adorava, sentiva per lei quello che nell'estasi religiosa un fanatico sente per il suo Dio; l'adorava come bellezza e come forza, di là da tutte le paure, libero da tutte le catene.

Sì, questo era finalmente l'amore ch'egli voleva; non cercherebbe mai più d'andar oltre, poichè aveva toccato il limite. Sopra tutte le bufere di sogni che gli uomini avevano scatenate per giungere ad ingannare con speciose credenze la fondamentale paura dell'anima, c'era una verità che divinizzava quest'anima nel suo volo davanti alla morte; l'eternità era il delirio di un lungo istante, la possessione totale del proprio mondo, il senso d'apogeo, — l'amore infinito.

Ecco, avevan ucciso e trionfavano: erano il vero simbolo della vita; ubbidivano ad una eterna e spietata logica; riconoscevano il solo dogma che sia davvero padrone del mondo.

La terra non vuol essere che un letto d'amanti, ove urge in ogni cosa viva il senso della eternale continuità, la folle speranza d'ogni anima di rinascere nel perpetuo domani...

«Fai la ninna, fai la nanna,

fantolino della mamma...

. . . . . della mamma...»

Nell'alta camera il bambinello, forse per fame, si era messo a vagire; la nutrice paziente, dopo avergli [pg!368] tesa la poppa, cantilenava per riaddormentarlo dondolando la cuna.