— Egli ti amava e mi amava, Novella, ed aveva compreso quello che un uomo non comprende mai: l'inutilità del proprio amore. In lui tutte le passioni erano giunte al parossismo: la gelosia, l'amore, l'odio, la viltà, la bontà. Voleva chiudere gli occhi per non vedere oltre il nostro peccato. Mi ha detto: — «Non posso più soffrire! abbi compassione di me! fa ch'io muoia...»
— E allora?...
— Allora, dopo avergli quasi confessato: — Ma, bada ch'io non posso più arrogarmi questo inesorabile coraggio... — dopo aver avuta la tentazione di salvarlo ancora, di lasciare che l'uccidesse la morte, ho compreso mentalmente ch'egli aveva ragione, che lui ed io avevamo ragione, che la sua pace era fuori dal mondo... e gli ho preparata l'ultima dose di veleno.
Ecco, lo rivedo. Si avvicinò lentamente; senza paura, ma lentamente. «È questo il veleno?» — balbettò. E sopra vi pose un dito, come per toccare la morte.
Parlava automaticamente, con un riso a fior di labbro; guardava quasi affascinato la siringa lucente, colma di un liquido senza colore, innocuo, limpido come [pg!371] l'acqua. Poi snudò il braccio sinistro, rimboccando la manica piano piano; torse un poco il viso, la bocca gli si fece obliqua, e prese la siringa fra due dita. — «Come si fa?...» — domandava ridendo.
«Così!» — Gli strappai la siringa di mano, e mentre tenevo strettamente il suo polso, con l'ago pronto a pungere su la sua pelle rabbrividita: — «Io — gli dissi, — io debbo finire di ucciderti, non tu!» — E per punirmi, per non volgere la schiena, l'ho avvelenato, io, forte, in un colpo, con la mia propria mano!
Ella strinse gli occhi; le sue dita contorsero la coltre; il suo busto barcollò indietro; ma si contenne ancora e soggiunse:
— Dopo?...
— Dopo l'ho dovuto sollevare, portare nella sua camera, svestirlo, piegare gli abiti, comporlo naturalmente nel letto; poi sono venuto a chiamarti, là, nella tua stanza...
Ella rimase immobile, con gli occhi fissi, e rivide forse nella chiara camera funeraria il raggio lunare che vestiva il cadavere dal piede alla fronte, poltrendo su l'ampiezza del letto come un fascio di bianca elettricità.