— Sì, Giorgio, vi sposerei volentieri, se lo voleste...

Allora gli si aperse negli occhi un infinito paradiso, e queste parole gli parvero piene d'un immenso amore, perch'egli fino a quel tempo non era stato amato mai.

L'aveva poi svestita, una notte, religiosamente, quando ancora fra i suoi capelli sciolti fluttuava l'odor nuziale della corona d'arancio; e nel vederla sua, per sè, per sempre, si sentì naufragare in una gioia troppo grande, che gli soverchiava l'anima, onde gli parve che ogni cosa di quel momento si disperdesse fuori dalla vita, in un colore d'impossibilità. Erano stati felici insieme — o così gli parve — qualche anno, poi... Poi, già nello svestirla quella prima notte, si era sentito ruggire dentro un male sordo, crescente...

E infine accadde che una volta fu sorpreso di attonita maraviglia nell'ascoltare la voce di sua moglie che parlava con Andrea...

Era un sogno, poteva non essere che un sogno... e l'usignolo, nell'azzurra notte, spietatamente cantava.

. . . . . . .

Ella s'avvinghiò al suo collo, seminuda, sobbalzando sul letto, e mormorava con voce soffocata:

— Ascolta...

Tesero l'orecchio, ambedue mortalmente paurosi, verso la parete, verso l'uscio, verso la camera lontana.

— No, t'inganni, — egli disse. — Non sento alcun rumore.