— Sì?... vuoi?...

E furono le stesse parole, quasi la stessa voce della notte quand'erano andati a vedere il morto.

Si levarono; egli la ravvolse nella vestaglia, si mise addosso qualche abito in fretta, e, presala per mano, aperse l'uscio verso il corridoio.

— Fa piano, — le diceva come allora, — che nessuno si desti.

Addossati l'uno all'altra, scivolando lungo la parete, giunsero fin sul pianerottolo, dove già l'albore pertugiava con qualche striscia di pallido fumo. Cauti salirono le scale.

Si udiva il vagito del bimbo tra la cantilena della nutrice affievolire, affievolire... Batterono all'uscio, chiamando la donna per nome affinchè non s'impaurisse:

— Lena, Lena...

Ed entrarono. Un lumino a olio bruciava tra il letto e la cuna spargendo per la camera un chiarore da presepio; ma la balia erasi levata e camminava in camicia, coi piedi scalzi, ninnando il pargolo su le sue braccia dai gomiti rotondi, e sempre cantilenava con una pazienza infinita:

«Fai la ninna, fai la nanna...»

— Che c'è? — disse con arroganza, quasi considerasse come due intrusi quei due signori. E tranquilla [pg!373] si fermò nel mezzo della camera, gravando il corpo discinto sui calcagni piatti.