— Nulla, — essi risposero con una certa confusione. — Siamo venuti a vedere perchè piange il bimbo.
— Voleva il latte. Ora dorme: guárdino.
Benchè sorpresa, non mostrava alcun pudore; traverso la camicia ruvida si delineavan controluce le sue forme tozze; dalla sua persona raggiava un certo splendore di robustezza e di maternità.
Ogni tanto lo stoppino scricchiolava nell'olio, poi la fiammella mandava intorno un guizzo tremolante, lasciava scappare in su qualche piccola vampa, simile a fiocchi di seta nera.
— Dámmelo in braccio, — disse paurosamente la madre.
Siccome le imposte non erano chiuse, dietro i vetri stava per nascere un po' di luce azzurra.
La nutrice affidò il pargolo malvolentieri alle braccia di Novella, ed anzi teneva le mani sotto i suoi gomiti, quasi per paura che lo lasciasse cadere. La madre lo baciò senza toccarlo, poi disse all'amante: — Guarda!
Egli chinò sovra il suo bimbo dormente la persona tragica, ed infatti sentì una sensazione del proprio sangue trascorrere in quella fragile vena.
Era ciò che di più bello aveva creato l'uomo: sè stesso; era finalmente la ragione magnifica della vita, la guisa di non morire.
Con gli occhi pieni di luce guardò il bimbo addormentato su le braccia della donna che amava; un'ondata barbara di felicità gli travolse l'anima, e come se avesse guardato per la prima volta nella verità, nella bellezza del mondo, l'uomo che cercava il Dio nella materia comprese di averlo infine trovato.