Rabbrividita, ella si agitò nel letto e si ristrinse contro il tepore dell'amante. Ma egli, senza un tremito, e quasi provando una gioia malvagia nel torturare sè e lei con queste parole, ricominciò:

— Era veramente un incubo, e chinandomi sopra il suo cuore fioco, io, medico, io suo amico, sentivo solo dall'altro lato del letto il profumo che veniva dalla tua persona bella e viva, l'odore di te che mi sopraffaceva, quell'odore de' tuoi capelli un po' disfatti, che portavano ancora il segno del guanciale... e l'orrore di sentirmi così colpevole davanti a quella specie d'agonia, accresceva smisuratamente il desiderio, il desiderio fisico, intendi? che avevo di te.

Ora fu ella, smarritamente, che supplicò:

— Taci!...

Ma egli s'inebbriava della sua propria nefandità, si esaltava della sua propria tortura.

— Lo sai che ho dato finora tutte le mie forze umane alla difesa della vita? Lo sai che sono un medico? un salvatore? Lo sai che ho fatto rinascere centinaia di uomini, e tanto amore mettevo in quest'opera, che per salvare la più inutile vita serenamente avrei data la mia?... M'intendi? Ebbene, ora per la prima volta concepisco la possibilità astratta di rinnegare la mia missione; e questa morte, questa ingorda morte, che ho [pg!33] combattuto accerrimamente, con il cervello e con le braccia, nelle corsìe degli ospedali, fra i crogiuoli de' miei laboratori, questa morte che fu la mia nemica dappertutto, che odiai fino all'eroismo, la vedo per la prima volta come un'alleata, quasi come una benefattrice... e mentre le mie mani avvezze lottano ancora contro di lei, macchinalmente, su questo corpo che ci divide, il mio cuore, il mio spirito, il mio nascosto essere che vuole te, la chiama, la chiama, e le dice con un'oscura voglia di tradimento: — Sì, che tu sii la più forte... e ch'io non ti sappia vincere mai più!

Ella gli pose una mano su la bocca, una sua mano fredda, che aveva il profumo della colpa, e quella buia fossa che andavano scavando al morituro, ancora una volta colmarono di voluttà.

III

— Un'imprudenza? Ebbene, sì, mi è piaciuto commettere un'imprudenza! — disse Giorgio a Novella ed al Ferento. — Se sapeste con quale delizia un malato, come un bimbo, cerca di fare le cose proibite! Povero me!... non poter muovere un passo, non poter respirare senz'essere ascoltati!... Dio buono, diventa una vera persecuzione!

— Sei oggi d'umore a veder tutto in nero, — gli disse Andrea. — Senza volerlo noi finiamo con irritarti.