— Fors'anche sono ingiusto, — egli convenne con un sorriso amaro. — Ma dovete avere un poco di pazienza... ancora un poco! Vedi: mi reggo a stento: il fianco mi duole per le punture che mi fai... È doloroso quel tuo siero! Quante ne occorrono ancora?
[pg!34] — Circa una decina, — rispose Andrea, rapidamente.
— Oh, se poteste lasciarmi un poco di pace! Voi non sapete cosa valga la pace. No!... via questi scialli! — disse a Novella, che intanto lo ricopriva; — basta, basta con tutte le cure inutili, con le inutili medicine! Vedete: io non sono un timido; la morte, se ha da venire, non mi spaventa affatto; ma quello che m'annoia è d'essere trattato già come un moribondo.
— Sei di cattivo umore, ti ripeto! — esclamò Andrea con una voce scherzosa. — L'ho già detto a Novella ed agli altri: voi, con l'eccesso delle vostre premure, non fate che esasperarlo; curatevi meno di lui.
— Ecco: non datevi di me alcuna pena, e vi prego, vi prego, non sacrificatevi per me! Con questo bel sole, immagino che avrete certo voglia di fare una lunga passeggiata. Stefano e Maria Dora son scesi alla fattoria: se li andaste a raggiungere? Tu, Novella, hai bisogno di aria: impallidisci ogni giorno più. Quanto a me, sto benissimo solo. E se poi mi venisse la voglia di conversare, c'è di là Marcuccio che lavora: l'andrò a disturbare. Con Marcuccio vado sempre d'accordo, perchè in tutta la casa è il solo che se ne infischi della mia salute!
— Io ti ubbidisco, — rispose Andrea. — Non vado alla fattoria, ma scendo in paese.
— Benissimo. E tu, Novella?
— Io rimango, — ella rispose, levando il capo da un libro che sfogliava. — Se qui t'annoio, salirò nella mia stanza; oggi non ho voglia di camminare.
— Ti farà male, Novella. Sono tre giorni che non esci di casa, — disse il malato, mutando singolarmente lo sguardo e la voce nel parlare a lei.
— Tuttavia permettimi di rimanere, — pregò Novella con un sorriso.