— Solamente cosa? Che altro c'è ancora?

— C'è questo: Giannozzo dice che, se lei rifiuta, vorrebbe allora parlarne con suo genero, con il signor Giorgio direttamente...

— Ah, sì? — l'interruppe Stefano gonfiandosi di sdegno. — Cosa vuol dire questo «direttamente?»

Nell'agitarsi diede un calcio all'annaffiatoio, che aveva presso e lo capovolse. Poi alzò la voce:

— Chi comanda qui sono io! Lo sappia Giannozzo e sappiatelo anche voi: chi comanda sono io!

— Benissimo, signor Stefano, — costui rispose con molta umiltà.

Dunque andate alla cascina e dite a Giannozzo che se l'aratro è rotto... in qualche modo si provvederà. Non faccio alcuna promessa, intendiamoci!... Ma dico soltanto che bene o male si provvederà.

Stefano gli volse le spalle, scese alla vasca, riempì l'annaffiatoio, e tornato verso la spalliera di gerani, cantarellando ne mondava i fiori.

— Uh, la la... dormono ancora tutti come talpe stamattina! In questa casa si dorme come talpe... la... la... come talpe... uh, la la... E Giorgio sempre peggio! Voglia il cielo ch'io m'inganni, ma vedo che se ne va... uh, la la...

[pg!4] Maria Dora saltò fuori dai loggiato: