— E invece io t'ho impedito anche questa gioia legittima, che poteva darti un altr'uomo qualsiasi, perchè la nostra casa è rimasta senza figli.
Ella trasalì nell'intimo, e temendo che una vampa le salisse al viso, per nascondersi, affondò la bocca in una gonfia rosa, cárica di pólline giallo.
— Di questo non ti ho mai mostrato alcun rammarico, — rispose.
[pg!38] — Infatti; ma il silenzio è talvolta assai peggiore di un rimprovero. Mi ammalai poco tempo dopo averti sposata, e fu bene che tu non avessi un figlio mio. Da me, Novella, non ti vennero che tristezze; talora penso che veramente mi devi odiare.
— Ma Giorgio! — ella esclamò nervosamente, — odio solo questi discorsi che mi fai! Non ho alcun bisogno d'avere bimbi e mi tormenti per nulla.
— Non sai forse che i malati sono crudeli? Soffrono ed amano far soffrire. Ma in me, vedi, è la coscienza che talora mi rimorde. Penso che ho legato senza volerlo una gioventù bella e forte come la tua alla decrepitezza d'un infermo, e penso a quello che deve necessariamente agitarsi nel tuo cuore... a tutti i desiderii che vi reprimi, perchè io non li veda.
Egli parlava con un tono ambiguo, che voleva sembrar pieno di dolcezza, mentre suonava come una indulgente ironia.
— Non ti nascondo nulla, Giorgio, — ella rispose, molestata. — Sono più semplice che tu non creda.
— Semplice, hai detto? Così mi pareva una volta, ma ora non più. Ora, studiandoti meglio, con quella divinazione dei malati che hanno tanto tempo per riflettere, ho scoperto in te un viluppo di cose inestricabili, di passioni oscure... Ed anzi non sei semplice affatto, ma un nodo mi sembri, serrato e forte.
Ella rise, accarezzando con frivolità le rose gialle disposte in un bel vaso.