— Da che sei malato, qual'è la mia vita? Ho pensato forse a me stessa? ho trascurato forse il più [pg!42] piccolo de' miei doveri? ho passato un giorno, un solo giorno fuori di casa?

Egli voleva interromperla, ma ella parlava concitata, con rapidità.

— Non mi sono forse negletta come una donna vecchia? Ho riso forse? Hai veduta una sola volta la mia bocca ridere, dacchè tu soffri? Dillo, se mento.

— Non questo, — egli fece sconsolatamente.

— Ti ho mai mostrato, per caso, un rancore anche ingiusto, un rammarico pur lieve, che un'altra donna forse non avrebbe saputo nascondere in una vita così dolorosa?

— Non questo, non questo!

— E che allora? — ella esclamò con veemenza. — E le mie lacrime, le sai tu? Lo sai quello che ho soffocato nel cuore perchè tu fossi meno triste?... Se tu soffri, non soffro anch'io? Se tu perdoni, sii giusto, non perdono forse anch'io?

— Ma perchè ti difendi? — egli gridò con tutto lo sforzo della sua voce fioca. — Perchè ti difendi?!

— Non mi difendo, — ella rispose duramente. — Mi ribello! Insorgo tutta contro l'accusa che mi fai continuamente, anche tacendo, anche solo guardandomi, e che mascheri male dietro la finzione d'una bontà che non senti. Allora, poichè hai voluto rompere quel silenzio che ci proteggeva entrambi, allora preferisco un'accusa diritta e precisa... Dimmi: di cosa m'incolpi? Sono qui per risponderti, e non mentirò.

— Oh, questo è impossibile!... — egli disse, mettendo nella lentezza della voce un sottilissimo scherno.