Egli tacque un momento, poi soggiunse:

— Hai ragione d'amarlo, è un uomo che merita di essere amato.

Ma ella taceva, ravviluppata nel suo silenzio come in un freddo e crudelissimo rancore. Giorgio riprese:

— È l'uomo più virile ed è l'anima più vasta che incontrai su la terra. Bada che non símulo; egli forse mi odia, io no.

— Non ti odia, — ella disse con fermezza. — Andrea non ti odia.

— Lo sai tu?

— Sì, certamente. Ma voglio anche dirti una cosa, una cosa che tu dimentichi, Giorgio... Quando una donna riesce, con affetto, con serenità, vorrei dire, con passione a compiere il suo dovere nella vita, nessuno avrebbe il diritto di frugare come tu fai dentro l'anima sua, per rubarle un secreto ch'ella cerca di seppellire nella sua intimità più profonda, e non certo per risparmiare sè... L'anima, credo, è un possesso che si può negare inesorabilmente alle violenze altrui.

— Sì, l'anima, ed anche il corpo, Novella.

— Oh, il corpo no! — ella disse con audacia. [pg!44] ben sapendo che l'uomo, comunque creda di amare, qualsiasi nome purissimo voglia dare all'amor suo, non è mai altro nel fondo che un accanito e geloso pretensore, il quale perdonerà tutte le dedizioni, tranne quella, o bestiale o divina, che avviluppa due corpi amorosi. Ella intuì che il malato, frammezzo a tante parole, voleva sopra tutto conoscere una cosa: fino a qual punto ella non fosse più sua.

— Il corpo no, — disse un'altra volta, armandosi di quella inflessibilità che faceva splendere la sua bellezza come un freddo metallo.