— Giorgio, Giorgio, per carità!...
— Ne sono certo. Però, vedi come lo dico tranquillamente. Ciò che si chiama la morte è una cosa viva ed enorme, che avvicinandosi fa rumore. Fa, dentro le vene, un rumore sordo e confuso, che somiglia un poco al rombo d'una cavalcata lontana. Si avverte un freddo impercettibile, che agghiada tutti i sensi, ed allora l'anima fa come il sole nel tramonto: lancia, con una specie di delirio, i suoi raggi più luminosi verso ciò che possedeva nel mondo...
Parlava con una voce quasi meccanica, in cui certi suoni, certe sillabe, spiccavano stranamente, come fossero schianti di riso secchi e malvagi in un racconto monotono. Ella pure gli prestava un'attenzione puramente [pg!46] meccanica, e soltanto l'eco di quelle frasi le batteva sui timpani, facendole male.
— Perchè mi tormenti? perchè mi tormenti? — voleva dirgli quasi con rabbia, sopraffatta da un malessere fisico, che le rendeva insopportabile anche la voce, anche la presenza di lui. E lo guardava trasognata, vedendo insieme l'obliqua lama di sole fendere la stanza, piena di pulviscolo, di vita e di tempeste, come il suo cervello sovreccitato. Lo guardava senza pietà, e per la prima volta con un desiderio singolare di vendetta. Le pareva che dicendole: «Io so», — dicendole: «Io ti perdono» egli avesse rotto quel prestigio che gli conferiva il dolore taciturno, ed apparisse ora nudamente, come il solo divieto al suo bene, come l'ombra inseparabile dal suo nascosto sole. Anzi, quanto più le parlava egli di morte, tanto più si sentiva ella trascinata nell'orbita necessaria di un tale pensiero, e quell'immagine di funerali ch'ell'aveva respinta con tutte le forze dell'anima, d'un tratto egli stesso la faceva balenare davanti a' suoi occhi, non più come una remota ombra, ma come una imminente possibilità.
— Sì, è una cosa viva ed enorme, che avvicinandosi fa rumore, — egli ripetè lentamente, come per imprimere queste parole nella sua profonda memoria. — Ed è allora che assale, non un rammarico solo della partenza, ma il rimpianto irremediabile di tutto quello che la vita poteva essere per noi. Ed allora nasce verso gli uomini, anche verso quelli, sopra tutto verso quelli che ci hanno fatto male, un'affettuosità grande e stanca, una voglia quasi di render loro tutto il bene possibile, tutto l'amore possibile, perchè un solco di buona memoria continui dopo di noi. Non si pensa che anch'essi a lor volta finiranno, e la vita che prosegue ha qualcosa di stupefacente, come se fosse una forza radiosa e mostruosa che urla e splende mentre soffoca noi...
E tacque, attendendo forse una risposta, una sillaba qualsiasi, un cenno. Ma quelle sue labbra sigillate non si mossero, nè le sue ciglia batterono.
[pg!47] — Mi ascolti? — egli domandò allora.
Comprimendosi una mano sul petto, ella trasse un lungo respiro:
— Non ti ascolto, no! non ti ascolto...
Egli bruscamente sorse in piedi e s'avvicinò a lei. Teneva la fronte bassa, era mutato, pareva dibattersi fra un pauroso dubbio ed una grande speranza.