Ed egli minaccioso:

— Bada che se ti scopro, sai!... La cipria è la farina del diavolo. E poi si diventa curiose anche! Si vuol mettere il nasino dappertutto! Si vuol sapere perchè gridavo con Mattia... Fra poco la padrona della casa sarai tu.

— Oh, io lo so perchè gridavi! Per l'aratro di Giannozzo... Io l'ho veduto: è tutto guasto. Compragli un altro aratro, papà, al povero Giannozzo!

— Tu mischiati de' tuoi libri e delle tue matasse! Queste cose non sono per te. Ora chiama Novella e vedi se la mamma s'è levata.

— La mamma è in cucina che sorveglia il caffè, se no la Berta, scioccona, lo lascia versare. Novella prendeva il bagno poco fa. Ma c'è uno che dormirebbe, e come dormirebbe! se non l'avessi svegliato io.

Ella si prese fra le dita i due lembi del grembiulino e fece una piccola riverenza:

[pg!5] — Voglio dire Andrea... il professor Andrea!... il signor Andrea, l'uomo celebre!

— Ah, e tu l'hai svegliato?

— Almeno suppongo; perchè sono passata cinque o sei volte nel corridoio, davanti alla sua camera, cantando a squarciagola. Poi ho anche picchiato, poi ho anche messo la testa dentro... — soggiunse con un atto di pudore.

— Oh, pettegola e svergognata! — esclamò il padre, nascondendo nella minaccia un sorriso. — Pettegola e svergognata! Dunque tu metti la testa nelle camere dei giovinotti?