[pg!64] Dopo una lunga pausa, il vecchio disse alla figlia:
— Maria Dora, va piano piano a vedere cosa fa.
La fanciulla si levò in silenzio dalla poltrona dov'era seduta a ricamare, e camminando con lievi passi uscì per andarlo a spiare. Poco dopo fu di ritorno, con la medesima cautela, e rispose, facendone l'atto:
— Scrive.
Poi, senza guardare Andrea, sedette di nuovo nella poltrona, presso l'infermo, ed abbassò il capo sul ricamo che aveva incominciato.
Ora non parlavano più; tutti e quattro, in quel silenzio parvero stare in ascolto, forse d'una lor intima voce che ad ognuno lasciasse cadere, come pietre sul cuore, un peso di sillabe lente. Ascoltavano, ed ognuno, tacendo, in quella sera piena d'ambiguità, ricamava sul proprio telaio una trama invisibile di pensieri. Per l'uscio aperto si udiva giungere quel rumore familiare che fanno le stoviglie, le argenterie, quando s'apparecchia la tavola.
E il giorno, fuori, diminuiva. Il sole, come un largo tappeto, si ritraeva dalla terra umida, strisciava sul fogliame degli alberi, sui tetti più alti, sui vertici delle colline. Veramente a guisa di un tappeto che il crepuscolo andasse arrotolando, sollevava nell'atmosfera limpida qualche soffio di polvere voluminosa, che lentamente scendeva, cadeva, prima impalpabile, poi folta, sopra i contorni delle cose.
Gli alberi si vestivan di buio, come se il vento li avvolgesse d'un torbido fumo. Non era puranco l'ora delle campane: un grande silenzio veniva dalla terra circostante, un silenzio quasi religioso, che affaticava la loro sensibilità.
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