Quando furono in fondo al giardino, ella si strinse a lui con tutta la persona e gli cercò la bocca.

— Bada... — egli disse impaurito; — non qui!

La sera già folta li nascondeva; ma erano più che mai timorosi, più che mai sperduti d'amore e di terrore, mentre il destino si compiva in ogni attimo, con una irremediabile celerità. Egli si tese in ascolto, poi l'attrasse dietro un alto cespuglio che faceva quasi una nicchia, dove nessuno li avrebbe scorti.

Che buon odore di menta selvatica veniva dall'umida erba in quella sera scintillante! La terra satura esalava il suo respiro profumato, quasichè, nella propizia ombra, godesse la carezza d'un amante e quel soverchio profumo fosse l'effluvio della sua nascosta voluttà.

Là dietro, per l'intrico dei rami, si vedeva la casa biancheggiare con tutte le finestre chiuse, tranne una, che splendeva, ma d'un lume vacillante, quasi già vi ardesse il chiarore d'una lampada funeraria e l'anima dell'abitatore addormentato stesse di là per evadere nella notte grande. Non osavan guardare lassù, a quella sola finestra rischiarata, poichè, dietro la trasparenza dei vetri, vedevano la vasta camera taciturna, greve di morbo, densa di ombre fluttuanti, la camera ond'eran usciti poco prima, a breve distanza l'un dall'altro, cauti, su la punta dei piedi, per non interrompere quel sonno troppo lieve.

Oh, come sono diverse le finestre che splendono di notte nella facciata d'una casa buia! Sonvene, per chi cammina e le vede passando, alcune che fanno invidia, che dànno quasi uno scoramento indicibile, una specie di triste gelosia verso la gioia che rischiarano. Sole, nell'alta notte, nell'alto silenzio, brillano d'una [pg!66] luce impudica, irruenta, ilare, che somiglia quasi ad uno scoppio di riso, che somiglia quasi alla bianchezza d'una nudità, — e sono le finestre dell'amore; ma dell'amore giovine, che non rifugia nell'ombra le sue colpe, che non ha paura della propria felicità.

E sonvene di più velate, dalle quali pertugia insidiosamente un chiaror soffocato, che paiono dire a chi passa: — «Férmati e ascolta; non senti venire per l'aria un ánsito di voluttà? Siamo due soli e nascosti, e siamo accesi d'una febbre taciturna, che istilla quasi un veleno sottile nel sapore d'ogni bacio...» — E sono le finestre dell'amore; ma dell'amore già perverso, che si ubbriaca di filtri e sóffoca il suo grido nella coltre contaminata. Poi talune che vegliano solitarie, con una lampada immota, e sembrano rischiarare l'insonnia d'un'attesa, — d'un'attesa lunga ed inutile, o il mormorio d'una preghiera, — d'una preghiera fatta per l'assente, che forse non tornerà — o la stanchezza d'una mano che scrive, che scrive senza mai fermarsi, che scrive senza mai rileggere, al suo sogno lontano, al suo lontano amore...

Poi talune, che sembrano illuminarsi d'un tratto, per una paura subitanea, per un dramma notturno, con ombre che s'avvicendano repentine, come se vi fosse nella camera un tramestìo di gente, che va, che viene, che parla concitata... Poi altre, le quali sembrano tenebrose della lor luce, come sono quelle fiammelle ad olio che bruciano davanti ai tabernacoli, in certe abbazìe di campagna, le sere d'autunno, dopo il vespero, quando le chiese dei poveri si émpiono di preghiera e di malinconia...

Sono finestre semispente, che hanno un colore; nessuna ombra si muove nel loro fondo opaco; nessun romore viene dalla lor immobilità; ma solo una specie di brivido che si prolunga nella notte, che si propaga nel buio, con disperata tristezza. — E sono le finestre segnate, su le quali, perchè si spengano del tutto, soffierà la morte...

[pg!67] Assaliti così da quel brivido, e pur indugiando nel bacio che li colmava d'oblìo, essi rividero la faccia supina dell'infermo, affondata nel guanciale, che apriva gli occhi senza muoversi ed in quel bacio li guardava. Sebbene avesse le fattezze del cadavere già scolpite sotto la pelle trasparente, li guardava cupo e fiso, per infondere uno spavento inesorabile nel loro inesorabile amore.