— Non mi rispondere così, a fior di labbro. Interroga bene te stessa. Troppe volte si confonde l'amore con l'esasperazione dei sensi, e troppe volte l'amore ha paura di sè stesso, quando lo risveglia un pericolo ch'esso non prevedeva.

— No, — ella disse, — non c'è risveglio, non c'è limite...

— Ma vi può essere, — egli rispose, premendo col palmo su le radici de' suoi capelli scintillanti, — vi può essere un'altra cosa che tu non sai... — E sordamente, senza un tremito nei diritti occhi, soggiunse: — La disperazione.

Ella stava un po' curva all'indietro, piegata su le reni, ed oscillò. Ma il braccio dell'amante la reggeva per la cintura, onde non fu che un peso più greve contro la sua forza. Ismemorata, come se non potesse bene afferrare il senso di quelle sue parole, ma tuttavia ne rabbrividisse:

— La disperazione?... — balbettò. — Che dici?

E gli andava serrando le braccia con le mani trepide, come se cercasse in lui contro lui stesso un aiuto. — Che vuoi dire? Perchè mi parli a questo modo? Io non so nulla, non so nulla... ma ti amo...

Diceva questo con una semplicità, con una sincerità che soverchiava ogni ragionamento; pareva che gli [pg!69] volesse rispondere: — Perchè m'interroghi? perchè mi tormenti? perchè cerchi di esagitare in me fantasmi che non conosco? Ti amo... Non c'è forse tutto in questa parola? A che scopo vuoi saper oltre?... La disperazione?... ma è una sola: Non essere tua. Ecco, ti rispondo: Essere tua fin dove tu voglia, e come e fin quando a te piaccia. Divenire un oggetto minuscolo, inerte, nel dominio della tua forza: null'altro. Ed è questo, non ti sembra? l'amore...

Così ella pareva dirgli con quelle parole semplici, ed egli se ne rese ben conto. Anzi misurò per un attimo lo sfondo senza limiti dell'anima femminile, anima che sfugge alla comprensione dell'uomo nè sopporta l'altrui e meno ancora la sua propria vigilanza. Ond'egli pensò ch'era oltremodo vano tormentare con tante ricerche il suo docile cuore.

A sè stesso, più che a lei, mormorò due parole rapide, vicino alla sua bocca: — «Non ancora».

«Non ancora. Tu hai diritto alla mia mercede, povera creatura, perchè sei meno forte, e perchè mi ami. Io solo soffrirò per entrambi: — io solo».