Subitamente, quell'odore della sua bocca lo sconvolse. Più forte che l'aroma della notte primaverile, più forte che l'olezzo del giardino ebbro, vaporante come un incensiere, su lui potè l'odore femineo di quella sua bocca soavissima, di quelle sue labbra socchiuse, appena umide, che avevano sete, che avevano involontariamente la forma ed il sapore d'un bacio, ch'erano più lascive di una forma ignuda, più nude che la nudità. Allora vide, intorno a' suoi occhi abbassati, le ciglia luminose tessere due piccoli semicerchi d'oro, e vide la sua pelle, su le gote, sul collo imbiondire per una vellutatura ch'eravi cosparsa, limpida, scintillante come l'oro.

E vide nella sua gola riversa accumularsi un'ombra che tutta la vestiva, come un manto sotto il quale fosse nuda, e sentì che il suo petto gonfio colmava lo spazio fra loro, trasalendo ad ogni respiro, come fa [pg!70] un ventre femineo quando assorbe la voluttà...

Brillava una finestra, una sola, ma fosca, nella casa buia; e fra i meandri del giardino addormentato egli la portò a giacere su l'erbe che fiorivano, come sopra una coltre viva, in un letto fragrante.

Il vento, delle praterie sonore, portava lo strepito del maggengo non mietuto, che in vicinanza, in lontananza diminuiva, come un clamore di verghe d'argento.

VI

— Natalissa! Natalissa, vieni su!

Era la voce di Maria Dora che chiamava dall'alto del giardino, affacciandosi al terrazzo, fra le spalliere dei gerani rampicanti, che fiorivano a mazzi d'ogni colore, nascondendo sotto un magnifico tappeto vivo tutto il muro della scalinata.

— Corri, Natalissa, corri!

La bambinetta era in fondo al giardino, aveva nel grembiule un fascio di ramoscelli, che suo padre mondava dall'aiuole troppo folte.

— Lascia giù quella roba, e corri, Natalissa!