Qualche settimana dopo gli venne curiosità di conoscere questa fidanzata di Giorgio e andò con lui a visitarla nella sua casa.

L'aveva trovata bella... sì, molto bella — e null'altro. Era stato al loro matrimonio, li aveva condotti fino alla stazione quand'erano partiti per il loro viaggio di nozze. Se ne tornò indietro solo, un po' triste, mentre gli pareva che qualcosa dell'antica lor fratellanza fosse andato in fumo, poichè per tutti i sentimenti, per l'amicizia come per l'amore, non bisogna essere che in due.

Ma una volta, forse un anno, un anno e mezzo più tardi, Giorgio lo aveva invitato a pranzo, come soleva di tempo in tempo, e quella sera Giorgio si sentiva male.

[pg!79] Ella era sempre un poco taciturna quand'egli veniva nella lor casa; Andrea lo aveva osservato infatti, senza domandarsene il perchè. Inoltre certi suoi movimenti, certe inflessioni particolari della sua voce, gli parevan un po' ambigue.

Si era chiesto sovente se Giorgio fosse felice con lei, ma non osava parlarne con l'amico; era sceso tra loro un insensibile velo.

Quella sera lo ricevette lei sola, in un salotto che dava sul giardino ed aveva un terrazzuolo fiorito di caprifoglio; sì, di caprifoglio o forse di glicine: un'alberatura nodosa che saliva dal giardino sottostante arrampicandosi nella ringhiera, e che mandava un odor forte. Non c'eran lumi nel salotto, poichè si andava incontro all'estate; il crepuscolo, rosso come un gran braciere, bastava da sè ad illuminare con il riverbero delle sue vampe.

Ed ella disse che Giorgio era sul letto a riposarsi prima del pranzo «perchè Giorgio stava un po' male...»

Poi discorsero d'altre cose. Eran seduti vicino alla finestra, a due passi l'un dall'altra, lei con un abito di color viola, scollato, percorso intorno alla cintura da una grande fascia nera. Teneva i piedi sovrapposti, poggiati sovra un cuscino: quello ch'era sotto si piegava come avesse la caviglia rotta, con una straordinaria elasticità; l'altro non istava mai fermo. Le calze tenui trasparivan di bianco; aveva su ciascuna scarpina una bella fibbia di antichi diamanti, rotonda, che luccicava.

Il rumore della sua gonna di seta ogni tanto le saliva intorno alla persona come il rumore di una cosa viva; ella parlava distrattamente, di cose futili, con una voce lenta, facendo lunghe pause.

Allora egli sentì per la prima volta, con precisione, ch'ella lo guardava come una donna guarda un uomo, attentamente, minutamente, senza lasciarlo intravvedere, e questo gli dette un senso di molestia, un senso anche di stupefazione. Si accorse d'un tratto [pg!80] ch'era singolarmente bella, d'una bellezza tentante, d'una bellezza non casta: il che aveva quasi dimenticato dal primo giorno che la vide.