Forse avrei dovuto, quando ne sentii nascere il primo palpito, soffocare in me questo inevitabile amore. Ma tutto si può fare al mondo, fuorchè non amare ciò che si ama.

Ora, contro il diritto a vivere di queste due creature, che sono ormai la mia sola ragione di essere, sta [pg!93] un'agonia, sicura ma tenace, lenta ma irremediabile... Due giovinezze davanti ad un sepolcro, due ricchezze davanti ad una miserrima povertà. Fra queste cose, il coraggio della mia mano, la stilla invisibile di un veleno, il martirio nascosto della mia coscienza... Ebbene, in tale dilemma, è più onesto concepire la coscienza come una schiavitù paurosa, che rifugge dal delitto per il solo terrore de' suoi fantasmi, o concepirla come un coraggio efferato, che avvinghia quei fantasmi e li soffoca per la felicità di chi ama?

O voi, che invisibili e presenti squassate intorno alla mia coscienza i vostri mantelli neri, ascoltate ancor questo dalla mia voce che non trema: — Io feci olocausto di me stesso al mio amore d'uomo, al mio dovere di padre, e se, per giudicare un colpevole, può esservi un altro giudizio che non l'oscuro confessionale o la teatrale aula d'una Corte d'Assisi, questo giudice libero mi dirà: — «Tu sei stato un anarchico ed un santo. Se puoi, vivendo, sopportare il tuo delitto, la sua potenza medesima ti assolve. Di fronte ai mediocri taci e nascondi, perchè i mediocri mai ti comprenderanno.»

Allora, nell'alta casa, malvagiamente, come se scaturisse nel silenzio dalla sonora muraglia, udì suonare la Canzone Disperata sul violino singhiozzante dello scemo.

Questa canzone diceva:

«Io sono un viandante senza lena, che torno da un regno di morti, portando il mio scheletro su la schiena;

«coi piedi mi batte i ginocchi, — mi stringe il collo con le mani...

«Cammina!... — mi dice ridendo — la vita comincia domani.

«Allor domando al mio scheletro: — Sai dirmi dove si va? — Risponde: — Nel regno dei vivi, che ha nome: l'Inutilità.

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«— Sei stato in un letto odoroso — con lei che giaceva supina,

«tremante, sperduta, tremante — nel solco del letto profondo...

«Perchè, se non vuoi che ti picchi, — mi hai fatto tremare nel mondo?

«Io sono un viandante senza meta, che torno da un regno di morti, e vado a cercare altri morti, — che sono i miei figli lontani...

«Cammina: la vita comincia

domani, domani, domani...

La Canzone approssimava, tragica, lugubre, nel silenzio della notte, finchè, dietro l'uscio, si spense. Allora egli udì le nocche dello scemo, che rideva, battere contro la porta, dicendo: — Aprimi.

Andrea, rapidamente chiuse nell'armadio le minuscole ampolle dei veleni che stava esaminando; poi non rispose, non aprì.