La voce di Stefano rispose:

— Sono io: Stefano. Si può?

— Entrate, entrate.

— È la Canzone di Marcuccio che mi ha fatto scendere. — Poi disse con un sorriso indulgente: — Oh, conversate sempre di cose profonde, voialtri pensatori!

— E tu sempre ci disturbi, padre Stefano! — affermò con sussiego lo scemo.

— Ti credevo già coricato, Marcuccio, quando invece udii la tua canzone.

— Coricato? ah! ah!... È una notte d'Aprile; vorrei camminare, camminare, in mezzo alla foresta e lungo il fiume, con il mio violino su la spalla, improvvisando canzoni. Ma ho paura dei cani!... E tutte le [pg!97] donne che non dormono, in queste notti di primavera, scenderebbero dal letto con i capelli sciolti, per camminare a piedi scalzi dietro di me... ma ho paura dei gufi. Vorrei camminare, camminare, per la foresta e lungo il fiume, suonando sul mio violino la canzone più bella che so, e trascinandomi dietro le donne seminude... Ma ho paura dei vampiri. Uh!... i vampiri dalle ali di feltro, che succhiano sangue, sangue... La sai, padre, la Canzone dei Vampiri? No?... Ascolta...

E ritraendosi lentamente, con un passo d'automa, urtò l'uscio con la schiena e scomparve nel buio del corridoio, ricominciando a suonare sul violino singhiozzante la sua Canzone Disperata, che a poco a poco, per l'alte camere, in una lugubre risata si spense.

. . . . . . .

«Se corri, — mi dice, — «si arriva stasera o domani mattina...

«Mi dice: — Tu amavi una morta... cammina, cammina, cammina!...»