. . . . . . .

— Povero me! — proruppe Stefano con un gesto di sconforto. — La sventura s'è abbattuta su la mia casa.

— Non disperate, Stefano. Voi credete in Dio, non è vero?

— Sì, fervidamente.

— Pregatelo, voi che potete pregare! Io credo in me stesso più fermamente che in Dio, e nella volontà umana più che nel miracolo. Quindi penso che per resistere alla sventura abbiamo un solo rimedio: il nostro proprio coraggio.

Ma Stefano scosse il capo, e cominciò a guardarlo come se volesse dirgli qualcosa. Certo, per essere venuto a quell'ora nella camera di Andrea, uno scopo lo guidava e quei perplessi discorsi parevano la ricerca d'un esordio.

[pg!98] — A proposito di Giorgio, — disse infine, — cosa pensate voi? Che stia proprio molto male?

Andrea, forse per nascondere il suo disagio, metteva in ordine una quantità di cose, andando dagli scaffali alla scrivania, frugando nei cassetti, rimovendo libri.

— L'eterna domanda! — esclamò nervosamente. — Se sapeste che poca cosa è la scienza d'un medico davanti ad un problema così complesso come la vita d'un uomo!

— Ma io vedo che muore! — interruppe Stefano soffocando la voce.