— Eh, lo credo, signore! Ma i vostri cavalli hanno sempre una certa educazione; i nostri sono più rustici e qualche volta prendono la mano.
Elena intanto sopraggiungeva, fresca e magnifica sotto l'ala di un grande cappello primaverile. Teneva qualche gran di zucchero nel palmo della mano inguantata e li voleva porgere alla cavalla.
— Piano a guardarla negli occhi, signora mia! — esclamò Lazzaro, interponendosi. — Poi è tutta schiuma e vi sbaverà sui guanti. Date a me, signora.
Elena, che non poteva ben intendere quel parlare di Lazzaro, mi guardò sorridendo; poi si tolse il guanto e porse il palmo nudo alla froge della balzana, che allungava il collo golosamente.
— Ecco, signore, — disse il gastaldo; — se voi salite, io la tengo ben forte. Quando avrete in mano le redini, salirà la signora vostra.
Diede un urto al ragazzotto e prese la briglia in sua vece, continuando a scuotere il morso e parlar sottovoce per ammansire la cavalla impaziente.
— Brava, la bella! Non le fate vedere la frusta, signore. Brava, la bella! Oh, la bella!...
Quando fui salito, lasciò la briglia, si tolse il cappello di feltro piumato e porse la mano ad Elena perchè vi si appoggiasse nel mettere il piede sul montatoio.
— A rivederci, Lazzaro! — salutai, quand'ella fu seduta.
— Buon viaggio, signore. Andrete come il vento. Non le fate vedere la frusta. Buon viaggio!