Di fronte si apriva l'anfiteatro delle isole di Palmarola Ponza e Ventotene, constellate all'intorno da un navigar lentissimo di vele, che, adagiando il fianco su la brezza, ad una ad una si perdevano verso i remoti valichi dell'orizzonte.
Magnifica e piena di sole, su la roccia calcarea che Orazio vide «brillar da lunge», Terracina di San Cesareo dalle dieci colonne sedeva sotto il poggio falciato, soreggendo i rovinosi archi del suo Tempio a Venere, dove, nella cella votiva, rimane un piedestallo senza dea.
La città marmorea, sotto la luce del pomeriggio primaverile, splendeva sollevata nella gloria di un incendio immateriale, come se la sua pietra esalasse un respiro fatto di luce, un vapore impalpabile, quasi un velo pieno di scintillamenti, che andasse man mano rarefacendosi, attenuandosi, diventando azzurro come l'aria o verde come l'acqua, in lenti circoli spaziosi verso il cielo e verso il mare.
— Guarda, — io dissi ad Elena, segnando nella distante onda l'apparir confuso di Ventotene, — vedi quella piccola isola, nel fondo, laggiù?
— Vedo, — ella rispose, facendo schermo della mano agli occhi per meglio discernere.
— Quello scoglio — ripresi, — è sorto dal mare con un tragico destino. Divenuto ai nostri tempi un'isola di ergastolani, fu, nella storia di Roma, l'esilio e la tomba delle Imperatrici.
— Raccòntami, — ella fece, tornando a guardare verso la raggiante isola.
— La più bella Imperatrice di Roma, ed anche la più dissoluta fra le cortigiane, Giulia, figlia d'Augusto, vi è morta di fame. Agrippina d'esilio, e più tardi Nerone, invaghitosi di Poppea, vi rinchiuse la moglie Ottavia e la fece pugnalare, a vent'anni...
— Che sorte! — profferì Elena, contemplando l'isola maledetta.
[pg!114] — Immàgina, — esclamai, — immàgina l'agonia di quelle tre anime imperiali, quando, nell'ultima sera, videro forse, o credettero vedere, oltre i vapori del Tirreno, lo spettacolo di Roma signora del mondo, che celebrava le orgie de' suoi Cesari ed assisteva nei circhi ai combattimenti delle fiere, dimentica delle Imperatrici come di schiave barbare, mentre qui, davanti ai lor occhi, su quel terrazzo che tu vedi, l'ultimo sole incendiava i marmi del Tempio di Venere, splendeva sui mosaici del Tempio d'Augusto e raggiava su le pietre milliari della fatale via Appia, la via di Roma...