— Quale?

— Amarsi, amarsi. Elena!

Eravamo giunti. Tre o quattro vagabondi che oziavano accorsero insieme, ingiuriandosi, per tenere la briglia.

Siccome a Terracina era giorno di mercato, molte persone, quasi tutti mercanti e sensali, ingombravano l'atrio della stazione. Alcuni d'essi mi salutarono, guardandoci maravigliati. Una comitiva d'Inglesi accampava tra i suoi molteplici bagagli, di ritorno forse da una gita a Monte Circello.

— Quanti giorni rimarrà quel tuo amico? — Elena mi domandò, appoggiandosi al mio braccio.

— Due giorni al massimo, — risposi. — Almeno lo spero; è un uomo discreto.

Un campanello squillò, senza interrompersi, tra i viluppi dei fili elettrici, sotto la tettoia; l'arrivo del treno era imminente.

In quel mentre un giovine alto, bruno, vestito con una giubba di frustagno, passò davanti a noi, salutandomi con [pg!116] un sorriso dal quale traspariva una specie di sottile derisione.

— Buon giorno, signor conte, — egli disse fermandosi e buttando via il sigaro che masticava tra i denti. — Le annunzio la visita di mio padre per dopodomani.

— Che vuole vostro padre? — gli domandai, un po' tediato.