E sorrise di quel sorriso arguto, che illuminava simpaticamente la sua faccia un po' rude.

Usciti su la piazza, ci serrammo tutti e tre nel barroccio angusto; quando la borsa fu legata dietro, diedi un colpo di frusta e la cavalla partì di buon trotto.

— Che delizia poter fumare! — esclamò Fabio, accendendo una sigaretta. E spiegò:

— A Cisterna è salita una signora la quale non poteva sopportare il fumo. Poverina! Ed era uno scompartimento per fumatori.

— Fumate molto anche voi? Come Germano? — Elena gli domandò.

— Più di Germano, signora. Io possiedo tutti i vizi al massimo grado. Fumo enormemente, bevo molto vino, molti liquori, amo le rarità gastronomiche tanto quanto le rarità femminili, giuoco a tutti i giuochi, bestemmio per abitudine come ogni buon napoletano, son pigro, maligno, dispettoso, impaziente... una vera persona insopportabile, signora mia!

— E null'altro? — esclamò Elena, ridendo.

— Sì, ancora una cosa, — io dissi. — E un cuore da monachella sotto le spoglie d'un tiranno da commedia.

— Ahimè!... — egli fece traendo un gran sospiro, — come sono triste qui! Terracina mi evoca tante belle memorie! Non vi accorgete, signora, della mia tristezza?

— Me ne accorgo adesso che voi me lo dite, — ella rispose con allegria.