[pg!119] Immobile, fra la corona delle sue folte boscaglie, apparve il lago di Fondi, cupo e taciturno come una palude stregata, che alitava in quell'ora d'innumerevoli sciami. E finalmente la Torre del Canneto, la Torre dell'Epitaffio, la Torre dei Confini, il villaggio di Monte San Biagio, e di fronte, con la vetta in gloria per un'apoteosi di sole, unica, possente, splendida, la Montagna delle Fate.
— Guardate ora! — esclamò Elena, tendendo il braccio verso il declivio della montagna. — Guardate: Torre Guelfa è là!
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III
Elena, semivestita, versava gocce d'essenza di rosa nei catini pieni; poi si passava il pettine nei capelli sciolti, e andava, trascinando le pianelle, a comporre in leggiadrissime gale i nastri delle biancherie che aveva preparate sul letto. Portava una vestaglia di color roseo, quasi trasparente, ornata di trine; le finestre erano aperte, ella era fresca come la primavera.
Camminava per la camera, qua e là, facendo mille cose minute; ogni volta, nel passarmi accanto, mi dava un bacio su la bocca.
— Senti, — mi disse piano, abbracciandomi, — vorrei che di nuovo rimanessimo qui soli, noi due.
— Forse domani Fabio partirà, — le risposi.
— Te lo ha detto?
No, ma lo immàgino: ha portato solamente una borsa.